Una copertura di 2000 anni

Una copertura di 2000 anni

Ai tempi dei Cesari, immense « vele » aperte sopra le gradinate degli anfiteatri romani, riparavano dai raggi del sole cocente folle di appassionati di combattimenti di gladiatori e di giochi circensi. Solo da circa cinquant’anni gli appassionati di calcio e di rugby usufruiscono di tale comodità nelle gradinate degli stadi, in particolare in quei paesi organizzatori degli ultimi dieci mondiali di calcio.  Nel Colosseo 50.000 appassionati di combattimenti di gladiatori potevano ripararsi dai raggi del sole con un velario che, secondo gli scritti dell’epoca, poteva essere issato come le vele di una barca. 2000 anni fa, i Romani potevano coprire le gradinate del Colosseo, e a maggior ragione quelle di dimensioni inferiori di circa 300 teatri e anfiteatri sparsi per il vasto impero, con teli di lino, che si potevano aprire e richiudere come dei sipari, sostenuti da corde di canapa, appesi a pali di legno inseriti nell’ordine superiore dell’edificio. Ma come si poteva aprire il velario sopra il Colosseo,e quanto telo era necessario, da sospendere a 50 metri di altezza pari a quella di un edificio di 15 piani, senza gru, senza ponteggi, alla forza delle braccia di un ristretto numero di uomini? Grazie a 240 grandi pali di legno, 240 teli di lino dalla dimensione di 2 x 50 m, 50 km di corde di canapa da 8 a 10 mm di diametro e 150 a 200 metri di corde di canapa di 80 millimetri con carico di rottura simile a quello dei cavi degli ascensori. L’ingegnosità e l’audacia dei nostri antenati romani per la comodità degli spettatori sembra ancora più sbalorditiva se si pensa che non conoscevano le leggi della resistenza meccanica (o tensione di rottura), una scienza le cui prime lezioni furono fatte soltanto nel 1842, indispensabili a Gustave Eiffel per costruire viadotti e la prestigiosa torre parigina.

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